Poltronova

Radical Iconic Italian Design

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Gianni Pettena. Mobili filtri del proprio tempo, assorbono e trattengono gli ingredienti, la polvere del vento cosmico. Vento solare di emozioni e ragioni intense, di quando si è scoperto che, imparata la lezione dopo le immersioni nelle acque lattiginose della ragione, è possibile, piacevole, necessario, riabbronzarsi di colori, emozioni, sensualità. E cosi emerge anche il gioco, l’ironia, il vedersi operare dall’alto di un volo silente in mongolfiera. Rabbia violenze frustranti attese e rincorse non entrano nel mondo del design di Poltronova, che raccoglie, filtra coloro che pensano sogni di accurato equilibrio, di quieta condizione di pensiero. E questo negli anni, si accumulano e riemergono memorie soffici calde, idee senza tempo, camminando sulla sabbia tiepida, lontano dal frastuono. Ettore sembra che abbia aperto questa porta (o era una finestra, perché in tanti convinti (lui c’era già stato) dalla luce, dal colore e dalla materia che di nuovo illuminava il mondo del progetto, abbiamo attraversato questa porta e ci siamo incamminati secondo nostri personali itinerari, grati a lui per averci indicato che là, da quella parte, era possibile percorrere il territorio del design e dell’architettura senza perdere pezzi di noi, dei nostri desideri e del nostro mondo di pensieri ed emozioni, lungo il percorso. Nel suo campo magnetico la rotta era indicata, gli itinerari per ritrovarla, diversi. Poltronova nasce a bordo di una Topolino, dove Sottsass e Cammilli trascorrevano molto tempo, a percorrere lunghi itinerari che li hanno portati a inventare un clima di fragrante mondo di oggetti incantati. Le feste, le inaugurazioni sulla terrazza, circondati da mobili nuovi.

Un'eccitazione che proseguiva seguendo ragazze, ascoltando Ginsberg parlare o guardando i primi film di Warhol.

E molti compagni di viaggio, da Gae Aulenti a Mangiarotti, Michelucci e poi i “Radicali” Archizoom e Superstudio e ancora Ruffi Nespolo Ceroli fino a Max Ernst artisti a disegnare un sogno in forma di luogo domestico, e Portoghesi, i Vignelli, Jonathan de Pas, Enzo Mari. Con Stefano Baldi e Biagio Cisotti dopo che Cammilli lasciò, ancora Nigel Coates, Ron Arad, Prospero Rasulo, Piero Derossi, Franco Raggi che continuano questo lungo viaggio sempre attento ai nostro divenire.

 

 

Un’avventura partita con Ettore Sottsass, quella di Sergio Cammilli, e non avrebbe potuto succedere altrimenti, in quegli anni. Li univano diverse educazioni ed esperienze ma simili desideri. E i primi mobili prodotti raccontano come dalla lezione razionalista si poteva uscire riscoprendo colore, materia, decoro. I mobili sono di massello di noce, di castagno, ma anche in laminato, vetroresina, e si producono cose in ceramica, vetro, metallo. Ma alla Poltronova si andava anche per ragioni diverse da quelle di guardare, comprare, produrre mobili. Cammilli ospitava, era sensibile all’onda calda di produzione creativa, critica, visionaria degli anni Sessanta. Fernanda Pivano, la moglie di Ettore, e Ettore, avevano amici come Hemingway, Kerouack, Ginsberg, ma anche Pistoletto, Pezzana, e un gruppo di ragazzi, eterogenei ma vivaci, tra i quali ero io, che frequentavano la loro casa a Milano, Via Manzoni 14 secondo piano, dopo le 19. E lì incontravi i poeti, gli artisti e, per fortuna, pochi architetti. C’era un clima di grande vivacità, di eccitazione, si aveva la sensazione di partecipare a costruire un mondo colorato e di pace, di rilassatezza e di emozione. Ecco, Ettore ci seduceva tutti perché lui e il suo lavoro introducevano nuovamente nel mondo del progetto il piacere del colore della materia dell’ironia della provocazione. E con Nanda e Allen Ginsberg costruimmo “Pianeta Fresco”, una rivista fatta quasi a mano, difficile a farsi e a pagarsi, come era peraltro scritto nell’intestazione.

E cosi alla Poltronova succedevano eventi come readings di poesie di Ginsberg lette dall'autore, io organizzai un ciclo di film prodotti da artisti, le prime proiezioni di film di Warhol, Kuchar, Deren, Brackage, Burkhardt...

 

 

Cammilli ospitava, era sensibile all’onda calda di produzione creativa, critica, visionaria degli anni Sessanta.

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